Rumiz Paolo - 2013 - La Grande Guerra by Rumiz Paolo

Rumiz Paolo - 2013 - La Grande Guerra by Rumiz Paolo

autore:Rumiz Paolo [Rumiz Paolo]
La lingua: ita
Format: epub, mobi
pubblicato: 2015-02-16T21:47:36+00:00


Grandina sul Canale del Ferro, tra le rocce delle Alpi Giulie, poi giù acqua a camionate, a vagoni, a frustate. La strada per l'Austria si addentra in un fondovalle svuotato di anime, stuprato da svincoli, cave e caserme abbandonate. Fulmini verticali avvertono che qui si moriva di temporali, col ferro dei fucili, dei reticolati e dei cannoni. Folgori da seduta spiritica, da sabba di streghe, da assemblea di anime sul monte Bocken.

"Dopo due giorni di strada ferrata / ed altri due di lungo cammino / siamo arrivati sul Monte Canino

/ e a ciel sereno ci tocca riposar".

Il Generale guida canticchiando nel diluvio, è nella valle dei suoi primi comandi da ufficiale, mi notifica che i due giorni di ferrovia sono da Milano a Chiusaforte, ultima stazione prima del fronte, e quelli a piedi sono in una valle detta Raccolana. Col bel tempo saremmo anche noi per quei

sentieri, ma oggi non si può. Troppa neve in quota. Cerchiamo un fronte più basso, verso Sella

Somdogna, sotto gli strapiombi dello Jôf di Montasio.

Il viaggio cambia andatura, prende velocità. Possiamo farlo perché quassù sono successe,

strategicamente, meno cose. In montagna non è l'ecatombe del Carso. Pattugliamo un fronte

inchiodato per due anni e mezzo sulle stesse cime, con i due eserciti arroccati in difesa. Guerra di nervi, di cenge, ghiaioni e forcelle. Posti da tiratori scelti, non da assalti alla baionetta.

Val Dogna, budello dimenticato da Dio dove il genio italiano ha tracciato una pazzesca strada

militare. Roba del '16, che fa ancora figura. La stazione di teleferica per Sella Bieliga, dai possenti pilastri, pare il tempio di una civiltà andina piantato tra nubi e paesi di nome Chiutzuquin e

Mincigos. Dalla strada una fitta rete di mulattiere raggiunge le creste, ma nulla di carrozzabile consente di proseguire oltre il passo verso la valle "austriaca" - la Sàisera, oggi Italia - per via di una frana che nessuno sgombra. Come se il fronte esistesse ancora.

Al rifugio "Grego" - intitolato a quattro fratelli medagliati nelle guerre d'Italia - si va solo a piedi. Ci rimetto piede dopo 45 anni, ed è rimasto identico, con la bella veranda in legno da "Montagna incantata" di Mann. Rivedo i vecchi inverni, i muri di neve, le slitte, gli alpini coi muli in uscita dalla caserma ex austriaca di Tarvisio. Sensazione che il tempo si sia fermato: ma mi sbugiarda la foresta, raddoppiata in altezza.

Eco di cannonate dalla Madre dei Camosci, il Foronon del Buinz, il Lavinal dell'Orso. Tuoni

tremendi, e mitragliate sulla veranda. "Era dura quassù" mormora il Generale. Non gli va che qualcuno consideri questa sull'Alpe "una guerra per signorine", dove si contemplano le stelle e si fa l'albero di natale col nemico. No, dice. Era dura per il freddo, le attese, le valanghe, la pioggia, le notti di guardia. "Ma almeno - concede - le due parti dividevano gli stessi rischi. In Afghanistan è peggio, perché non c'è fronte. Può ucciderti anche un bambino cui offri una caramella". ...

E via verso Ovest, in cerca di sole, sotto il crinale delle Alpi Carniche.



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